l'amonduulite mi coglie ogni circa 2-3-anni (l'ultima volta comprai dvd phallus dei)

sta volta l'untore è julian cope col suo librino krautrocksampler - guida
personale alla Grande Musica Cosmica (...)

io non mi ricordo bene chi ero 30-35 anni fa ma ricordo la musica, è già
qualcosa

e giù allora a scaricare yeti e lemmings ecc ecc, e sì mi piacciono ancora le sviolinate e le skitarrate di karrer e
la vocina (...) di renate e il clima stregonesco (leggevo lovecraft ecc)

roba da bimbi, forse

va be', siamo stati bimbi



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leggo anche un libro su rapporti musica digitale e deleuze-guattari

ci sono delle cose interessanti

con einaudi rateale preso anche un dizio storico di psicologia, psichiatria,
psicoanalisi e neuroscienze ma lì deleuze e guattari non ci sono. possibile?
accettabile?


altre musichine piaciute da tal colleen (francesina)



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i listened to prog rock
and then art rock (soft machine eno syd barrett gong daevid allen ecc)
and kraut rock (amon duul can faust)
and jazz rock (nucleus soft machine again)
and folk too (incredible string band pearls before swine tim buckley)
and that fabulous mythic third ear band too
and that magnificient music by popol vuh
and the cycle is complete by bruce palmer
and then came the ambient by eno and the minimalistic music and "academic"
contemporary music too (we listened to cage feldman ecc)
and eyeless in gaza too
and david sylvian
and franz schubert & john dowland

and then i started to play mine


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àl svilòp l'è cumpâgn a 'na stràla môrta, ch'àgh v'dàmm ancàrra la lûs ànch s'là sè smurzêda da 'na mòccia èd tèimp e per sèimper



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le développement est semblable à une étoile morte dont on perçoit encore la lumière, même si elle s'est éteinte depuis longtemps et pour toujours
Gilbert Rist is professor at the University Institute of studies on development (IUED, in Geneva, Switzerland).



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piccolo piacere di questo scorcio di un inverno ben poco
invernale è stata la lettura di un paio di librini adelphi di inoue yasushi

sono brevi racconti, alcuni veramente brevissimi
potrebbero essere sceneggiature per corti cinematografici o fumetti d'autore
ma delicatissimi e efficaci
robe d'amore

http://it.wikipedia.org/wiki/Yasushi_Inoue


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Perhaps "ambient" music is one of those somewhat acrid, mildly dangerous and self-
destructive
"adult" tastes that appeals to very few; cigars (yes) and cigarettes (just gitanes, so you can taste it without inspiring), single malt scotch, (cognac is better)
coffee, (tea is better and it fits quite better to the wabi-sabi) lars von trier's films (i like more kitano or k k duk), dark chocolate, garlic,
sudoku (but no, sudoku, no, please), etc.
complicated, not sweet, with a faint whiff of poison - the sophisticated delights of bad-for-
you intoxication and the contemplation of memento mori; the relentlessness of time and
inescapable biological and chemical processes - the passage of ripeness to rot. What the
Japanese call
Wabi Sabi - beautiful decay - the acknowledgement if not bittersweet, relish
of the melancholic slow slide from youth and beauty to age and wear. http://
en.wikipedia.org/wiki/Wabi-sabi




but no, "ambient" is not music to sleep on

no, it's music on which you can contemplate and measure or inhabit the world you live in



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but then i re-read and

 

ambient (although wabi-sabi) is not so memento-mori

 

it is alive and kicking

 

young people (or not so young, but young at heart) is playing and composing ambient music

 

to me is the only alive and kicking contemporary adult music

 

(maybe i've already told this one....)



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Die große Fracht


Die große Fracht des Sommers ist verladen,
das Sonnenschiff im Hafen liegt bereit,
wenn hinter dir die Möwe stürzt und schreit.
Die große Fracht des Sommers ist verladen.

Das Sonnenschiff im Hafen liegt bereit,
und auf die Lippen der Galionsfiguren
tritt unverhüllt das Lächeln der Lemuren.
Das Sonnenschiff im Hafen liegt bereit.

Wenn hinter dir die Möwe stürzt und schreit,
kommt aus dem Westen der Befehl zu sinken;
doch offnen Augs wirst du im Licht ertrinken,
wenn hinter dir die Möwe stürzt und schreit.

 

 

Il grosso carico


Il grosso carico dell'estate è a bordo,
nel porto è pronta la nave del sole,
quando dietro di te saetta e stride il gabbiano.
Il grosso carico dell'estate è a bordo.

Nel porto è pronta la nave del sole,
e sulle labbra della polena
si fa largo un sorriso da lemuro.
Nel porto è pronta la nave del sole.

Quando dietro di te saetta e stride il gabbiano,
arriva da Ovest l'ordine di affondamento;
ma tu annegherai con gli occhi aperti,
quando dietro di te saetta e stride il gabbiano.
 



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Dunkles zu sagen

Wie Orpheus spiel ich
auf den Saiten des Lebens den Tod
und in die Schönheit der Erde
und deiner Augen, die den Himmel verwalten,
weiß ich nur Dunkles zu sagen.

Vergiß nicht, daß auch du, plötzlich,
an jenem Morgen, als dein Lager
noch naß war von Tau und die Nelke
an deinem Herzen schlief,
den dunklen Fluß sahst,
der an dir vorbeizog.

Die Saite des Schweigens
gespannt auf die Welle von Blut,
griff ich dein tönendes Herz.
Verwandelt ward deine Locke
ins Schattenhaar der Nacht,
der Finsternis schwarze Flocken
beschneiten dein Antlitz.

Und ich gehör dir nicht zu.
Beide klagen wir nun.

Aber wie Orpheus weiß ich
auf der Seite des Todes das Leben
und mir blaut
dein für immer geschlossenes Aug.

 

 

 


Dire cose oscure

Come Orfeo, io canto
la morte sulle corde della vita,
e nella bellezza della Terra,
e dei tuoi occhi che rispecchiano il cielo,
so dire solo cose oscure.

Non scordare che anche tu
quel mattino, quando il tuo giaciglio
era umido di rugiada e il garofano
ti dormiva sul cuore, vedesti d'un tratto
il fiume scuro,
che vicino ti passò.

Con la corda del silenzio
tesa sull'onda del sangue,
afferrai il tuo cuore sonante.
I tuoi riccioli si trasformarono
nel crine d'ombra della notte,
e fiocchi neri d'oscurità
ti nevicarono sul volto.

E io non ti appartengo.
Ora piangiamo entrambi.

Ma, come Orfeo, conosco
la vita sulla corda dell'amore,
e colgo il blu
del tuo occhio chiuso per sempre.
 




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letto magnificentissimo libro su l'alchimia

un meridianone

codesta è davvero la mia religione



e mi dà grande soddisfazione la pagina su myspace

incontri, amicizie, scambi, comunità


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non si può certo dire che sia metereopatico, a meno che non lo sia in modo
particolare, perché in effetti sono quasi contento che sia tornato freddo

mi piace che cambi

allora forse un po' sono metereopatico.... ma non pato, gioio

a ferrara visto
mostra sul simbolismo

piaciuta, piaciuta molto anche ferrara sotto ste nuvole pioggerelle, e cielo
corrusco

be' certo il simbolismo è molto nelle mia corde

c'era l'amatissimo redon coi suoi orfei, un klimt non dei suoi bellissimi ma
bello, robe nabis e gaugin proprio bellissime e anche due o tre munch
piaciuti più di quel che immaginavo

mi piace meno il simbolismo alla moreau ecc


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musiche mi piacciono molto quelle di una nuova vague un po' folk e
psichedelica, giovanile, che mescola strumenti acustici anche molto
particolari con un'elettronica leggera e spaesante, field recordingsta, e un
rumorismo dolce

qualche nome: colleen, orla wren, phelan sheppard, akira kosemura, library
tapes, stars of the lid, muhr, circle, fourcolor, xela, logreybeam, svarte
greiner e tanti altri più sotterranei ancora che scopro su myspace che
continua a entusiasmarmi parecchio


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ieri notte visto rivisto cinque pezzi facili con un j nicholson in grande
forma e m'è piaciuto non moltissimo, di più

con grande slancio sarei montato anch'io sul camion con il quale si invola
alla fine, verso il nord, verso il canada


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inoltro, confidando nel vs interesse


----- Original Message -----
From: "bifo" <istubalz@libero.it>
To: <rekombinant@liste.rekombinant.org>
Sent: Monday, March 19, 2007 6:14 PM
Subject: [RK] in memoria di Jean Baudrillard



Pur non avendolo frequentato molto, ho sempre avuto per Jean Baudrillard un
sentimento di simpatia e di amicizia che a più riprese lui aveva mostrato
di ricambiare.
Negli anni lontani in cui abitavo a Parigi ci aveva separato l'appartenenza
ad ambienti culturali differenti. Fra le persone che allora frequentavo,
per esempio nell'ambito del Centre initiatives nouveaux espaces de liberté
creato e animato da Felix Guattari e da Giselle Donnard, Baudrillard era
oggetto di una sorta di interdetto che aveva natura politica e filosofica.
Basta sfogliare quel suo libretto dal titolo Oublier Foucault, uscito a
metà degli anni
'70 per capire il senso di quella separazione.  La ricerca foucaultiana
aveva portato ad emergenza il carattere intimamente disciplinare delle
istituzioni sociali moderne. D'altra parte il gesto filosofico proposto da
Deleuze e Guattari nell'Antiedipo affermava che il desiderio è la forza
motrice del movimento reale che attraversa la società non meno che il
percorso della singolarità.
Con un gesto altrettanto radicale, ma di segno opposto, nelle sue opere di
quegli anni (Il sistema degli oggetti, La società di consumo, Requiem per i
media, e infine Oublier Foucault) Baudrillard aveva sostenuto che il
desiderio è la forza motrice dello sviluppo del capitale, e aveva aperto un
discorso sulla consistenza immaginaria del reale, sul rapporto tra il reale
e la sua immaginazione.
Nonostante l'abbandono del campo freudiano che l'Antiedipo sancì
apertamente, Deleuze Guattari e lo stesso Foucault rimangono all'interno
della visione che Freud elabora nel 1929 con il Disagio della civiltà.
"E' impossibile ignorare in qual misura la civiltà sia costruita sulla
rinuncia pulsionale, quanto abbia come presupposto il non soddisfacimento
(repressione rimozione o che altro) di potenti pulsioni."
La repressione in tutte le sue forme è la causa della politica di rivolta
desiderante che dalle pagine dell'Antiedipo filtra nei movimenti.
Ma per venire all'oggi, possiamo ancora parlare, in quel senso, di disagio
della civiltà, o dobbiamo invece rovesciare la visione freudiana?


patologie dell'espressività

Introducendo un libro dedicato alle forme contemporanee della
psicopatologia, (Civiltà e disagio a cura di Cosenza Recalcati Villa)
scrivono i curatori:
"Scrivendo questo libro abbiamo voluto ripensare il binomia civiltà e
disagio alla luce delle trasformazioni sociali profonde che hanno investito
la nostra condizione di vita. Tra queste una delle più significative è il
cambiamento di segno dell'imperativo sostenuto dal Super-io sociale
contemporaneo rispetto a quello freudiano. Mentre quello freudiano esige la
rinuncia pulsionale, quello contemporaneo sembra porre la spinta al
godimento come un nuovo imperativo sociale. In effetti le forme
sintomatiche del disagio della civiltà sono oggi in stretta relazione con
il godimento, sono vere e proprie pratiche di godimento (perversioni
tossicomanie, bulimie, obesità, alcolismo) oppure manifestazioni di una
chiusura narcisistica del soggetto che produce un ristagno del godimento
nel corpo (anoressie depressioni panico)." (Civiltà e disagio, Bruno
Mondadori, 2006)
La psicopatologia sociale prevalente, che Freud identificava nella nevrosi,
e analizzava come conseguenza della rimozione, oggi va piuttosto
identificata nella psicosi, e va sempre più associata alla dimensione
dell'agire, piuttosto che a quella della rimozione.
Nel suo lavoro schizoanalitico, Guattari si è concentrato sulla possibilità
di ridefinire l'intero campo della psicoanalisi partendo da una
ridefinizione del rapporto tra nevrosi e psicosi, e partendo dalla
centralità metodologica e conoscitiva della schizofrenia. Questa
ridefinizione ha avuto un effetto politico potentissimo, ed ha coinciso con
l'esplosione dei limiti nevrotici che il capitalismo poneva
all'espressione, costringendo l'attività entro i limiti repressivi del
lavoro, e sottoponendo il desiderio alla rimozione disciplinante. Ma la
stessa pressione dei movimenti e la stessa esplosione espressiva del
sociale ha portato ad una metamorfosi (schizometamorfosi) dei linguaggi
sociali, delle forme produttive, e in ultima analisi dello sfruttamento
capitalista.

Le psicopatie che si diffondono nella vita quotidiana delle prime
generazioni dell'era connettiva non sono in alcun modo comprensibili dal
punto di vista del paradigma repressivo e disciplinare. Non si tratta
infatti di patologie della rimozione, ma si tratta delle patologie del just
do it.
"Di qui la centralità della psicosi che diversamente dalla clinica della
nevrosi che è una clinica simbolica perché istituita sul carattere
linguistico-retorico della rimozione e sul fondamento normativo dell'Edipo
è sempre una clinica del reale non governato dalla castrazione simbolica,
dunque più prossima alla verità della struttura (il reale del godimento è
infatti strutturalmente impossibile da simbolizzare integralmente)."
(Recalcati: La personalità borderline e la nuova clinica, in Civiltà e
disagio, pag. 4)


creazionismo e simulazione

Il pensiero Deleuze Guattari, e il concetto per loro centrale di desiderio
non può essere appiattito su una lettura in chiave "repressiva". Anzi,
nell'Antiedipo il concetto di desiderio è contrapposto a quello di
mancanza. Il campo della mancanza su cui è fiorita la filosofia dialettica,
su cui la politica del Novecento ha costruito le sue (s)fortune, è il campo
della dipendenza, non quello dell'autonomia. La mancanza è un prodotto
determinato dal regime dell'economia, della religione, della dominazione
psichiatrica.
I processi di soggettivazione erotica e politica, non possono fondarsi
sulla mancanza, ma sul desiderio come creazione.
Ciononostante non possiamo negare che nel dispositivo analitico che si
forgia attraverso la genealogia foucaultiana e attraverso il creazionismo
deleuze-guattariano prevalga una visione della soggettività come forza di
riemergenza del desiderio rimosso contro la sublimazione repressiva
sociale. Una visione antirepressiva, o espressiva, per dirlo in modo
sbrigativo.
Né possiamo negare che nella posizione di Jean Baudrillard - che in quel
periodo ci apparve come pensiero dissuasivo - vi fosse l'anticipazione di
una tendenza che nel corso dei decenni è divenuta prevalente: la tendenza
della simulazione che modifica il rapporto tra soggetto e oggetto,
costringendo il soggetto nella posizione subalterna di chi soggiace a una
seduzione.
Non dimentichiamo che in uno scritto dei suoi ultimi anni (quello molto
citato su società disciplinari e società di controllo) Deleuze sembra
rimettere in questione l'architettura che discende dalla nozione
foucaultiana di disciplinamento, e sembra andare in una direzione che è
quella che Baudrillard ha seguito fin dai primi anni '70.

Baudrillard ha individuato nell'eccesso espressivo il nucleo essenziale
della overdose di reale. "Il reale cresce come il deserto. L'illusione il
sogno la la passione la follia la droga ma anche l'artificio il simulacro,
questi erano ipredatori naturali della realtà. Tutto ciò ha perduto gran
parte della sua energia come fosse stato colpito da una malattia incurabile
e subdola." (J.B: Il patto di lucidità, Cortina, pag. 21)


ritorno del rimosso

Dopo tanti anni rividi Jean a Palermo per una conferenza organizzata
dall'Accademia di Belle arti nell'anno 2000. Avevamo discusso animatamente
con qualche nota polemica (una polemica non ancora, sopita nonostante i
venticinque anni alle nostre spalle avessero finito per dare a lui quasi
tutte le ragioni). Alla fine mi abbracciò con un gesto imprevedibilmente
tenero e mi disse che quell'incontro lo aveva commosso perché gli aveva
ricordato le sue lontane animate discussioni con Felix.
Qualche tempo dopo lessi il suo saggio su l'esprit du terrorisme uscito
dopo l'11 settembre. Con pochi altri spiriti liberi (Stockhausen per
esempio) Baudrillard ebbe il coraggio di dire quel che tutte le persone
oneste della terra hanno pensato in quell'occasione, cioè che il primo moto
di reazione alla notizia del crollo delle torri di Manhattan era stato di
giubilo. Giubilo per il ritorno dell'evento, per la dissoluzione di quella
specie di incantesimo che si era creato con il dominio della simulazione.
Venticinque anni prima dell'11 settembre, nel suo libro più bello, Lo
scambio simbolico e la morte, aveva scritto qualche parola sulle towers che
erano appena state costruite. Le aveva definite simbolo della replicazione,
della perfetta replicazione simulatoria che il digitale rende possibile.
Ora quel simbolo era crollato per effetto del ritorno di una mortifera
vitalità. Il ritorno del rimosso, il ritorno della corporeità rimossa dalla
simulazione digitale, non poteva essere che un ritorno mostruoso.

Pubblicammo quel suo breve saggio in un libro Deriveapprodi (La guerra dei
mondi), poi per qualche anno non ebbi sue notizie. Gli telefonai l'estate
scorsa. Stavo progettando un soggiorno a Parigi e mi sarebbe piaciuto
incontrarlo. Pensavo di avere qualcosa da dirgli, proprio a proposito della
mia (nostra) antica incomprensione di quel che vi era di più originale, di
più lungimirante nel suo pensiero. Mi disse che mi avrebbe visto
volentieri, ma non subito. Per qualche mese, mi disse, sarebbe stato
occupato a curarsi.
Sapeva di essere gravemente malato. "Ma non è una cosa così terribile", mi
aveva detto, maestro nella fusione di understatement e iperbole nostalgica.
Non l'ho più cercato, né sono andato a Parigi. Non ho mai avuto con lui una
confidenza sufficiente per sentirmi in diritto di importunarlo in un
momento forse di debolezza. Ho tentennato a lungo, fin quando ho avuto la
notizia della sua morte.


isteria volontarista e depressione dissuasiva

Se oggi dovessi dire quale libro degli anni '70 (il decennio di passaggio,
il decennio cerniera che chiude il secolo delle insurrezioni operaie e apre
un secolo che non siamo ancora capaci di nominare a pieno) quale libro
filosofico di quel decennio sia il più importante, credo che esiterei a
lungo, e poi risponderei sono due.
L'uno è naturalmente l'Antiedipo, che libera la soggettivazione
dall'interpretazione per aprirla alla creazione di significati. L'altro è
L'échange symbolique et la mort.
"Il principio di realtà ha coinciso con uno stadio determinato della legge
del valore. Oggi tutto il sistema precipita nell'indeterminazione, tutta la
realtà è assorbita dall'iperrealtà del codice della simulazione." (Lo
scambio simbolico e la morte, ed. it. Feltrinelli 1979, pag 12).
Non è la verità ad annullare e assorbire la finzione, non è la vita ad
abolire lo spettacolo, ma è la simulazione a fagocitare la realtà,
secernendo il mondo reale come suo prodotto.
Nei libri precedenti,  Il sistema degli oggetti (1968), e Per una critica
dell'economia politica del segno (1974), aveva studiato il rapporto tra
l'evoluzione tecnologica e la comunicazione sociale. Ne Lo scambio
simbolico... intuisce le linee generali dell'evoluzione di fine millennio
con un'anticipazione disperata e nostalgica degli effetti di
derealizzazione prodotti dalle tecnologie di comunicazione.
In quel libro il pensiero anticipa il raggelarsi progressivo dello scenario
del mondo da cui è stata cancellata la possibilità di immaginare.
L'integrale efferato dominio dell'immaginario soffoca, assorbe, annulla la
forza di immaginazione singolare.
Il pensiero di Jean Baudrillard è costruito sulla formula linguistica del
"non più". Non più la modernità, non più la dialettica, non più la dinamica
del superare.  Finita la speranza della rivoluzione, con l'esaurisi della
potenza pratica della dialettica, occorre abbandonare anche la speranza
della fine. Il mondo ha incorporato la propria inconcludibilità. Eternità
dell'inferno inesauribile del codice generativo, insuperabilità del
dispositivo della replicazione automatica. L'esaurimento della logica
storica ha lasciato il campo alla logistica del simulacro, e questa è
interminabile. Solo la morte libera dato che grazie a dio dio non c'è a
rompere i coglioni anche nell'aldilà.
"l'unica strategia è catastrofica, e nient'affatto dialettica. Bisogna
spingere le cose al limite dove del tutto naturalmente esse si capovolgono
e si sfasciano. Contro un sistema iperrealista l'unica strategia è
patafisica: una scienza delle soluzioni immaginarie, cioè una fantascienza
del rivolgersi del sistema contro se stesso, all'estremo limite della
simulazione, una simulazione reversibile in una logica della distruzione e
della morte."

Per tutto questo, forse, seguendo il rovinoso corso degli eventi e la
catastrofe della modernità dobbiamo riconoscere che lo sguardo più
lungimirante è quello di Jean Baudrillard. Uno sguardo che negli anni '70 a
molti di noi era apparso quasi cinico per eccesso di lucidità. Dissuasivo,
dicevamo, nei confronti dei tentativi generosi di sovvertire il reale.  Ma
talvolta la generosità diviene volontarismo e inventa concetti-bidone per
sorreggere l'isteria soggettiva. La depressione è allora la forma più acuta
dell'intelligenza, e ci aiuta ad evitare semplificazioni truffaldine.
Se Lenin avesse dato ascolto alle sue ricorrenti depressioni invece di
curarle con il volontarismo, forse il ventesimo secolo avrebbe avuto colori
meno tragici, e le lotte del lavoro non sarebbero state indirizzate verso
la sanguinosa sconfitta che il leninismo ha loro assicurato.
Ma al di là dei suoi effetti immediati, in quegli anni '70 in cui si
combatté (e si perse) l'ultima grande battaglia tra le classi in cui è
divisa la società moderna, il pensiero di Baudrillard, che a qualcuno
poteva sembrare un lamento nostalgico, è stato invece la premonizione più
lucida del collasso (che oggi è sotto i nostri occhi) dell'occidente. E
forse anche dell'umanità.


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Filottete è stato abbandonato, già da dieci anni, dai suoi compagni in viaggio per la guerra contro Troia, sull'isola di Lemno, a causa di una ferita infetta e puzzolente provocatagli da una vipera. Un oracolo, però, solo ora svela ai Greci che senza l'arco di Filottete Troia non cadrà mai. Questi incaricano allora Odisseo e Neottolemo di andare sull'isola e recuperare ad ogni costo l'arco di Filottete. Odisseo, che in questa tragedia è presentato come un eroe meschino e crudele, ha un piano diabolico: Neottolemo dovrà fingere di avere litigato con i capi greci e cercare di accattivarsi la fiducia di Filottete, facendosi consegnare l'arco, che altrimenti sarebbe stato preso con la forza da lui. L'inganno riesce, grazie anche alla comparsata di un marinaio greco che si finge mercante e annuncia l'arrivo di Odisseo, e Filottete consegna all'amico Neottolemo il suo arco, che a sua volta lo consegna ad Odisseo. All'ultimo momento, però, Neottolemo si pente e riprende l'arco ad Odisseo e lo riconsegna a Filottete. Odisseo si infuria e solo l'intervento di Eracle ex machina appiana i dissapori e convince Filottete ad imbarcarsi per Troia.



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----- Original Message -----

From: claudio rocchi

To: pedramendalza@claudiorocchi.com

Sent: Friday, March 23, 2007 5:42 PM

Subject: saluti e pedra mendalza©**


23/3/2007 pedra mendalza 2007

93 minuti di flusso di coscienza

disponibili per eventi e rassegne con la partecipazione dell'autore e di alcuni tra i protagonisti

per organizzare proiezioni, incontri & dibattiti

o per informazioni il contatto mr.info@claudiorocchi.com scrittura, produzione, montaggio, postproduzione e musiche originali di claudio rocchi

anina trepte, alberto faret, cinzia defendenti, mickey bosco ed ilaria castiglioni interpretano loro stessi

fotografie digitali di gabriele di bartolo

un trailer di 2 minuti ed altro a http://www.claudiorocchi.com/musica/musica-cinema.html


ospiti speciali bugo e la dott.ssa dolores turchi proprio la ricercatrice e studiosa di oliena (NU), autrice di saggi come "lo sciamanesimo in sardegna" e "leggende e racconti popolari della sardegna" (Ed.Newton-Compton) a collocare propriamente gli straordinari siti attraversati dalla "docufiction". valenze storiche, energetiche e magico sciamaniche si intrecciano con la cultura e la tradizione dell'isola.

colonna sonora, ricca di contributi di vari musicisti. tra gli altri paolo tofani, walter maioli, marco lucchi, sandro mussida, roby dellera, fabrizio coppola, andrea tich, jont, terje nordgarden, feldmann.


check out http://www.claudiorocchi.com



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i'm sure you already know and love his music, but i discovered it just this
evening and it was a good encounter

             http://www.myspace.com/goldmundmusic


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Riding my bike over loose cobble-stones (especially after it's rained).
Shaking a yellow pages directory by its spine.
Picking up two glasses together so they clunk and vibrate.
Breaking headache tablets from their foil wrap.
Flicking rulers on tables (doesn't everybody?)
Weird gagging sound my cat makes when she's going mental.
Squeeky pens on a white board.
Fumbling with contact microphones.

http://www.myspace.com/origamibiro


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qualche giorno fa a un tavolino in via Indipendenza, più o meno di fronte
all'Arena del Sole, Ricca di punto in bianco m'ha chiesto se desiderassi
vivere in eterno

il pomeriggio era bello, l'aria dolce, c'erano belle ragazze da guardare, il
campari era particolarmente buono, ho pensato che se si poteva eternare quel
momento o quel genere di momenti sì, lo desideravo

più in generale, se ci rifletto adesso, penso che se il mondo fosse eterno
mi piacerebbe vivere in eterno

in presenza di un mondo che non lo è credo di no


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http://www.myspace.com/thefloatingworld


la struttura dell'iki



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